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Il metodo del cambiamento

Come si fa ad aumentare il potenziale dell’innovazione? Contaminazione e comunità le parole chiave per moltiplicare l’impatto del cambiamento.

Metti insieme open data, crowdfunding, monete complementari, social innovation, community organizing, makers, digitale, cultura, beni comuni, cittadinanza attiva, policy making, sharing economy. Ossia metti insieme i temi e le comunità che rappresentano la maggior parte di quelle avanguardie che stanno cambiando le regole del nostro sistema socio economico: falle parlare, conoscere, contaminare e fare. Bypassa le singole eccellenze individuali, lavora su un rinnovato senso di comunità, di partecipazione, di condivisione. Preferisci le esperienze realizzate alle testimonianze, i prototipi ai progetti, gli ideali alle ideologie, la sperimentazione alla prassi, l’errore alla paura. Aggiungi un metodo, un approccio etico e valoriale e su questo co-disegna i contorni di una forte identità collettiva, in cui riconoscersi.

Avrai intercettato i fattori di moltiplicazione della domanda di cambiamento ed avrai innescato un processo – irreversibile, impattante e consapevole – potenzialmente in grado di cambiare davvero il Paese.

Metodo. Queste considerazioni non sono un decalogo di comandamenti, nè modelli teorici costruiti a tavolino. Sono piuttosto le evidenze di un attento processo di osservazione della realtà, di un metodo induttivo che ha voluto estrapolare dalle tante esperienze eterogenee di innovazione alcuni tratti comuni, e di una strategia di mobilitazione delle comunità del cambiamento che RENA Intelligenza collettiva al servizio dell’Italia ha non solo incubato, ma “messo a terra” con un grande Festival che si è tenuto a Bologna lo scorso 14 giugno.

Contaminazione e comunità. Queste sono considerazioni che sono state vissute anche dalla gran parte dei 480 partecipanti a questo grande incontro. Cittadini, professionisti, consiglieri, assessori, imprese, associazioni, innovatori, banche, fondazioni, pionieri, statupper, professori, istituzioni, gruppi informali, capi di gabinetto, categorie economiche, sindacati, ricercatori, funzionari, studenti, comunità, politici, tutti hanno condiviso una parte preziosa del loro tempo, esperienza e competenza per imparare, conoscersi e riconoscersi in un progetto e un disegno collettivo, più alto dei propri singoli interessi.

Visione. “Perchè diciamolo chiaro – nel discorso di apertura il Presidente Luccisano – gli artigiani digitali non sono una nicchia dell’artigianato che cerca di sopravvivere alla crisi. Sono l’anticipazione di come il Made in italy conquisterà di nuovo i mercati mondiali. I contadini di nuova generazione non sono una nicchia di rinuncianti che abbandonano la civiltà e si ritirano in campagna. No. Sono i custodi della nostra biodiversità, che si stanno reinventando il rapporto tra bit e materia, tra velocità lineare del progresso e lentezza ciclica della terra. I cittadini attivi che monitorano le politiche pubbliche non sono una nicchia di secchioni o di criticoni. Sono la Repubblica che si sta dotando di nuove antenne per funzionare meglio. Sono la Repubblica che diventa trasparente e responsabile. E i tanti innovatori nella pubblica amministrazione non sono più dei soldatini giapponesi solitari, asserragliati su isole dimenticate in un oceano di inefficienza. Sono un movimento, sparso ma coeso, fatto da persone che ormai si riconoscono anche senza conoscersi, perché sanno di poter contare su una condivisione di metodi e di valori.”

Domanda. Attenzione, non è nato un partito – sebbene tale capacità di aggregazione possa far gola a quanti cerchino di aggregare consenso – è nata una “comunità di comunità” che genera domanda di buona politica, non offerta, e che sente il ruolo di una responsabilità condivisa, che non possiamo più delegare alle scatole vuote del ‘900, ma che dobbiamo caricarci tutta e tutti sulle spalle.

Educazione. Ma che si sia istituzioni o politici, per intercettare la domanda di cambiamento bisogna far parte del cambiamento e allora il ruolo delle comunità acquista anche un’ importante funzione educativa. Le comunità non chiedono classi dirigenti migliori, vogliono e possono formarle ad esserlo. Le comunità possono accogliere ed educare quanti vogliano conoscere, capire, partecipare al cambiamento già in corso, il loro ruolo diventa imprescindibile per uno sviluppo democratico della società.

Accelerazione e mobilitazione. Intenzione ma anche strumenti. C’è bisogno di nuovi schemi di finanziamento, di organizzazione, di lavoro continuo per sviluppare l’impatto delle comunità, da un punto di vista economico e politico. E c’è bisogno di sostenere un processo di mobilitazione, che voglio descrivere usando le parole di Luccisano “C’è bisogno di voi. È questo che chiamiamo “mobilitazione delle comunità del cambiamento”. Per farlo serve prepararsi, studiare, esercitarsi, per davvero. Servono metodo e contenuti. Dobbiamo diventare i campioni nazionali delle pratiche di innovazione civica di cui parleremo oggi, contribuire a diffonderle, a farle diventare la regola nel Paese. A farli diventare i temi che non si possono ignorare, su ogni tavolo. A farli diventare priorità. A farli diventare scelte irreversibili”